La differenza tra le due squadre è ancora immensa, l'Italia resiste in trincea un tempo, sviluppa qualche buona di fase di possesso, ma non ha le qualità , o le gambe, per mettere in difficoltà la solita difesa impenetrabile degli inglesi.
Il risultato si sblocca subito: calcio d'inizio di Paul Grayson, primo punto d'incontro e Bortolami si fa pescare in un fallo a terra. Grayson da quella posizione lì non può far altro che metterla tra i pali (0-3).
L'Italia reagisce, sospinta da una buona vena del suo pack porta avanti il pallone, dà vita a qualche buona penetrazione, fa arretrare la macchina da guerra schierata da Sir Clive Woodward. Ed al 5' confeziona l'illusione del pareggio: lunghe fasi di possesso, anche se i tre-quarti non trovano sbocchi in avanti. Alla fine di tanti attacchi sterili Griffen recapita al connazionale Wakarua un pallone in avanzamento ed il maori spara un drop vincente (3-3). Il Flaminio impazzisce di gioia.
Si va avanti, l'Inghilterra sembra sorniona, lavora ai fianchi con spietata precisione, senza fretta, in attesa di trovare il varco giusto. Varco che si apre dopo un quarto d'ora: c'è un raggruppamento al centro dei 22 metri azzurri, Grayson invita Jason Robinson a muovere le gambe, l'inserimento di Ian Balshaw crea il soprannumero, non c'è più difesa ed a nulla serve il sostegno puntuale di Grewcock. Grayson trasforma, l'Italia insegue senza troppa convinzione (3-10).
Ancora Inghilterra, ancora un attacco al centro, la palla è sotto alla mischia e Christian Stoica si fa sorprendere in un regolamento di conti personale. Richiamo dell'arbitro ed opportunità facile per Paul Grayson, che dalla piazzola mette a segno il primo break di giornata (3-13).
Gli azzurri provano a reagire, hanno ancora fiato da spendere, si portano in avanti ed al termine di una delle tante ruck Worsley entra lateralmente al raggruppamento spontaneo. Wakarua centra i pali e ricuce lo strappo (6-13).
Inizia qui lo show personale di Jason Robinson, una vera spina nel fianco della difesa italiana. Un calcio di liberazione di Wakarua finisce nelle sue mani, frequenze altissime e contrattacco fulminante: l'uno-due con Lewsey è da spellarsi le mani, lo stesso Robinson va a riprendersi la palla sull'ala, mette a sedere con una finta Wakarua, ultimo ostacolo tra sé e la meta. Applausi (6-18).
Un fuorigioco di Ben Kay su un buon attacco italiano regala a Wakarua un'altra opportunità di muovere il punteggio. Per l'Italia sarà l'ultima (9-18). Poi è Manuel Dallan a farsi sorprendere in un ostruzionismo colpevole su una mischia vinta dall'Italia. Grayson fa lievitare il punteggio (9-21), prima della meta che chiude il primo tempo. Ancora una folata dell'armata in bianco, la palla viaggia che è una meraviglia, apertura di Grayson, inserimento di Balshaw, poi Cohen, quindi ancora Balshaw ed alla fine ultimo passaggio per il solito Robinson. L'Italia alza bandiera bianca di fronte alla perfezione degli automatismi inglesi. Si va al riposo (9-26) con la convinzione che il campo stia imponendo la legge del più forte.
Un quarto d'ora di entusiasmo azzurro non produce punti, Parisse prima e Griffen poi trovano due varchi che regalano l'illusione della meta, poi è Masi a ritrovarsi a tu per tu con la linea della gloria, ma il calcetto su se stesso si perde in out. Un quarto d'ora e le energie finiscono, la prima linea azzurra - Lo Cicero, Ongaro, Castrogiovanni - non è più lucida ed anche in mischia gli inglesi guadagnano terreno. Ed allora l'Inghilterra diventa padrona del campo: tante fasi di gioco, tanti punti di incontro ed un possesso perfetto, prima della meta di Lewsey sulla bandierina. Grayson trasforma (9-33).
Ormai c'è una sola squadra in campo e Robinson è la sua arma letale: al 23' lo show personale, dopo un duetto Lewsey-Cohen, palla all'interno per la velocità del «Man of the match». Terza meta personale e sigillo ad una giornata da ricordare (9-38).
L'Italia è in affanno, al 29' Grayson si fionda su un calcetto a scavalcare, Griffen fallisce la presa e segnare, per il mediano di apertura inglese, è un gioco da ragazzi (9-45). Prima del fischio finale la punizione per l'Italia diventa pesantissima: si chiude con la meta di Jones, che festeggia così il primo cap internazionale.
Risultato spietato: 50-9, 7 mete contro un drop e due calci di punizione. L'Italia deve lavorare molto, i campioni del mondo hanno dimostrato di viaggiare su un altro pianeta.



